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De Angelis. Io verso Persepoli – Galleria FaroArte

Si rinnova l’appuntamento con l’arte contemporanea alla Galleria FaroArte di Marina di Ravenna. Domenica 2 giugno, alle ore 11, inaugura la personale di Bruno De Angelis dal titolo Luoghi e Figure. Io verso Persepoli.

Viaggio nei luoghi della memoria

Persepoli è il luogo metaforico di un viaggio dell’io a ritroso nel tempo, nel passato. Un passato di luoghi e figure che evocano memorie intraviste, ricordate in forme archetipiche con materiali inconsueti. Un’invenzione archeologica, tra passato e presente, tra sculture ed architetture come rappresentanze di sé. Questa è la ricerca che Bruno De Angelis porta avanti già dalla fine degli Anni Ottanta. Una ricerca che, dopo lunghi anni di silenzio, torna a mostrare pubblicamente insieme ai lavori di pittura più giovanili e a quelli della metà degli anni Settanta, con i quali ha partecipato ad alcune importanti rassegne nazionali.

La presenza della componente geometrica era allora il luogo del conflitto tra forma e segno che diventava graffio: dall’alto al basso, da destra verso sinistra. Una dimensione formale espressivamente dinamica ed instabile che tuttora presenta in ogni suo lavoro rifuggendo sempre dall’ortogonalità, dalla stabilità emotiva. Il costante conflitto tra l’abbandono ai sentimenti ed il dominio di essi è all’origine della sua questione pittorica.

Successivamente, il crescente controllo di ogni elemento espressivo all’interno delle sue opere generò delle composizioni geometriche perfette, dalle forme dinamiche e seriali, a svantaggio del segno e del graffio gestuale. Se il colore sordo, cupo e fermo esaltava la possibilità di leggere spazi profondi e mossi nei lavori della metà degli anni Settanta, l’uso delle vernici industriali lo portava ad una successiva sintesi espressiva, di raffreddamento della pittura aprendo la via alle sculture degli anni seguenti con valori formali sempre più oggettivi, concreti e simbolici.

“Oggetti canditi e luoghi sublimi” era il titolo della mostra di sculture dipinte che Bruno De Angelis presentò prima a Milano e poi a Ginevra all’inizio degli Anni Ottanta. Sculture policrome di grandi dimensioni; monumenti evocativi, tra design e architettura, dalle forme asimmetriche, dinamiche; oggetti desiderosi di conquistare lo spazio con il loro colore ma al tempo stesso immobili. Immobili come sono le figure dalle minimali sagome umane (realizzate dalla fine degli Anni Ottanta) che sembrano voler percorrere lo spazio ma al contrario rimangono paralizzate nella loro mortale ombra.

Bruno De Angelis

Nato nel 1953, vive e lavora a Bologna dove ha studiato ed insegnato materie artistiche dal 1972 al 2015 presso il Liceo Artistico e l’Istituto d’Arte.

La mostra è visitabile sabato e domenica dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00, dal 2 al 23 giugno 2019.
E’ promossa da Capit Ravenna in collaborazione con la Pro Loco Marina di Ravenna e i Patrocini di Regione Emilia Romagna, Provincia e Comune di Ravenna. Si avvale del prezioso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna.

Fabio Torre, Double Play – Galleria FaroArte

Double Play, Doppio Gioco è la nuova personale di Fabio Torre, curata da Sandro Malossini, presso la Galleria FaroArte. Organizzata da Capit Ravenna in collaborazione con Felsina Factory e Galleria Studio G7, inaugurerà sabato 13 aprile, alle ore 17:00.
L’evento si avvale dei Patrocini di Regione Emilia-Romagna, Comune e Provincia di Ravenna.

La riflessione sui rapporti tra fotografia e pittura è alla base della ricerca artistica di Fabio Torre negli ultimi vent’anni. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare non è mai stato negli obiettivi dell’autore un gioco di trompe l’oeil per far sembrare fotografia ciò che è invece pittura. Si tratta di una riaffermazione della pratica pittorica che va a cercare i suoi elementi nel medium privilegiato della fotografia.

La fotografia nello specchio della pittura

Il gioco si complica quando non si tratta solo di rendere il fotografico attraverso l’artificio pittorico, ma quando poi si sceglie di muoversi nei luoghi stessi della fotografia classica: il bianco e nero, il provino a contatto, il ritratto, infine addirittura le macchine fotografiche assunte ad icone vagamente pop nel loro giganteggiare lo spettatore. Il risultato è appunto un doppio gioco di sguardi: chi è l’osservatore e chi l’osservato? E quando nei ritratti di artisti ed amici il soggetto compare più di una volta nello stesso dipinto cosa accade? La ripetizione del soggetto ne rafforza la presenza, ma al contempo la depotenzia togliendogli unicità. E l’osservatore si trova intrigato nel gioco di sguardi in un ambiguo dialogo a tre.

Fabio Torre

(Bologna 1955) vive e lavora a Bagnarola di Budrio. Ha all’attivo negli ultimi vent’anni oltre trenta mostre personali in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero.

Catalogo in galleria.